Inizio scuola: inclusione non è soltanto permettere a un bambino di entrare a scuola

Bambina che guarda altri bambini entrare a scuola

Lunedì mia figlia tornerà a scuola e inizierà la seconda primaria. O dovrebbe iniziare, sarebbe più appropriato dire. 

Infatti, venerdì sera alle 18, abbiamo ricevuto una mail dalla scuola. Ci è stato comunicato che, in attesa che vengano individuate le figure necessarie per il suo supporto, 22 ore di sostegno non ancora assegnate e 10 ore di educativa autorizzate dal Comune, ma per le quali la cooperativa non ha ancora individuato l’educatore, nostra figlia potrà frequentare soltanto 3 ore al giorno, invece che 7.

Per quanto tempo? Non si sa.

La proposta è arrivata così, per mail, a scuola ancora chiusa e senza che ci fosse stato un confronto telefonico o di persona con noi famiglia.

Capisco benissimo che le nomine degli insegnanti di sostegno non dipendono dalla singola scuola. Capisco che ci siano graduatorie, procedure, difficoltà organizzative. Capisco che è un sistema vecchio e malfunzionante. Capisco anche che una scuola, in assenza di personale, debba affrontare una situazione organizzativa difficile.

Quello che faccio più fatica a comprendere è il resto. L’assenza di comunicazione verbale. La scelta di email come canale di comunicazione.
La mancanza di confronto. Una mail inviata alle 18 di venerdì non lascia alla famiglia il tempo di parlare, di capire, di proporre, di organizzarsi. E soprattutto non lascia la possibilità di costruire insieme alla scuola una soluzione che tenga conto, prima di tutto, della bambina. 

Però noi famiglia siamo chiamati a firmare il patto di corresponsabilità! Un patto che spesso ci viene rinfacciato quando la scuola pensa che le nostre posizioni non siano collaborative.

E allora, per un attimo, lasciamo anche da parte il diritto allo studio, le ore perse, il PEI di mia figlia che prevede una copertura completa e la continuità didattica. Pensiamo semplicemente a lei. Mia figlia ha bisogno, più di tante altre cose, di sentirsi parte del gruppo. Ha bisogno di sentirsi come gli altri. Ha bisogno di sapere che la scuola è anche il suo posto.

E cosa le stanno proponendo?

Di arrivare quando i suoi compagni sono già a scuola da un’ora. Oppure di uscire quando gli altri rimangono ancora in classe. Di vedere gli altri continuare la loro giornata mentre lei se ne va via, da sola.

Non mi sembra una soluzione educativa. Non perché tre ore non siano meglio di niente. Ma perché non possiamo guardare soltanto alle ore che la scuola riesce a garantire. Dobbiamo anche chiederci che cosa quelle tre ore significano per quella specifica bambina. Perché l’inclusione non è soltanto permettere a un bambino di entrare a scuola. È permettergli di sentirsi parte di quella scuola.

Lo so che dietro questa situazione non ci sono persone cattive. Non penso questo. Penso invece che ci sia un sistema che ancora una volta non riesce ad arrivare pronto all’appuntamento con i bambini più fragili. E penso che, quando il sistema non funziona, la collaborazione tra scuola e famiglia dovrebbe diventare ancora più importante.

Avrei voluto una telefonata. Un incontro. Un “questa è la situazione, vediamo insieme come possiamo fare”. Non una decisione già presa, travestita da proposta, e comunicata il venerdì sera. Perché noi genitori possiamo anche capire le difficoltà della scuola. Possiamo adattarci. Possiamo cercare soluzioni. Ma abbiamo bisogno di essere coinvolti.

E soprattutto abbiamo bisogno che, prima delle ore, delle cattedre, delle cooperative e delle procedure, qualcuno continui a vedere nostra figlia. Non solo un nome nella lista dei bambini disabile della scuola. Una bambina. Con le sue difficoltà, certo. Ma anche con il suo bisogno enorme di sentirsi accolta, riconosciuta e parte del gruppo classe.

Lunedì la scuola comincia. E io spero ancora che, prima di quel suono della campanella, si possa trovare un modo più accogliente di cominciare.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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