Ci sono periodi in cui, da fuori, sembro una persona che riesce a gestire tutto. I bambini vanno a scuola, puliti e con tutto il materiale. Mi presento alle terapie e agli appuntamenti dei miei figli, sempre puntuale. Faccio telefonate importanti, mando mail, organizzo incontri e compilo documenti. Porto avanti la casa e tutte quelle piccole necessità della famiglia che, messe insieme, riempiono le mie giornate.
E continuo a fare quello che c’è da fare, spesso in silenzio e senza fermarmi troppo a pensare.
Se qualcosa non funziona, cerco un’altra soluzione. Se un programma salta, ne organizzo un altro. Se sorge un problema, cerco di capire come affrontarlo. Mi informo, chiedo, insisto. Non demordo. E appena una cosa sembra finalmente sistemata, spesso ce n’è già un’altra a cui pensare.
Da fuori, sembra che io ce la faccia senza troppa fatica. Me lo sento dire spesso: “Ma come sei organizzata!”, “Sei velocissima!”, “Sei efficiente!”, “Fai tutto senza sforzo!”.
La verità non è proprio così.
Sono organizzata, questo sì. Ho imparato ad esserlo, anche perché nella vita familiare non sempre posso permettermi di improvvisare. Ma dietro quella capacità di organizzare ci sono molti pensieri che non si vedono, e tanta fatica.
Una delle cose che ho imparato a riconoscere è che la fatica non arriva soltanto da quello che sto affrontando oggi. Arriva anche da tutto quello che continua a girarmi in testa pensando a domani. Mentre cerco di risolvere una situazione, una parte di me è già avanti: cosa succederà dopo? Cosa dovrò organizzare? Ci sarà qualcosa da prevedere? Come potrò affrontarlo?
È una specie di attenzione continua, quella sensazione di avere sempre qualche pensiero in sospeso. Questo, per me, è la parte più pesante del mio carico mentale di mamma.
Essere mamma, soprattutto quando hai figli con esigenze particolari, significa imparare a tenere insieme tantissime cose. Non soltanto quelle più evidenti: la scuola, gli appuntamenti, le terapie, le telefonate, le scadenze, i documenti. Ci sono anche tutte le cose che nessuno vede.
Pensare in anticipo a cosa potrebbe mettere in difficoltà uno dei miei figli. Cercare di prevenire una situazione complicata. Capire come spiegare qualcosa nel modo giusto. Prepararsi a un cambiamento. Pensare a come rendere una giornata complicata un po’ più semplice. Sono pensieri che fanno parte della quotidianità e che, spesso, diventano automatici. Ma che mi riempiono la testa. Giorno e notte.
E devo ammettere che sono anche fortunata, perché non porto tutto questo peso da sola.
Ho un marito presente, che si prende la sua parte di responsabilità, si carica una parte del peso della famiglia ed è disponibile ad aiutare quando serve. Non siamo sempre perfettamente divisi a metà, perché nella vita reale le cose non funzionano così, ma so di poter contare su di lui. E questo fa una grande differenza.
Anche così, però, mi rendo conto che una parte del carico mentale rimane spesso lì, nella mia testa. Gli altri vedono una mamma che accompagna i figli a scuola. Non vedono tutto quello che c’è stato prima di arrivare lì. Vedono una mamma che affronta con calma una situazione complicata. Non vedono tutti i pensieri che magari l’hanno preceduta.
E a volte qualcuno mi dice: “Come sei forte. Non so come fai”. Io sorrido e ringrazio. Ma dentro di me penso che, sinceramente, a volte non lo so nemmeno io.
E non lo dico con tristezza. Lo dico perché credo che mi sono abituata così tanto a funzionare al meglio, a organizzarmi e a trovare soluzioni che finisco per non rendermi conto di quanta energia richieda. Perché riuscire a fare quello che bisogna fare non significa che sia sempre facile. E forse dovrei ricordarmelo più spesso anch’io.
Non devo essere sempre quella che ha già pensato a tutto. Non devo per forza avere una soluzione immediata per ogni cosa. Posso essere organizzata e avere bisogno di una mano. Posso essere capace di gestire una situazione e, allo stesso tempo, sentire che è impegnativa. Posso sembrare forte senza esserlo sempre.
E forse essere ancora in piedi non significa che tutto sia leggero. Significa semplicemente che, per adesso, sto andando avanti. E, per fortuna, non devo farlo da sola.
