Rientro a scuola dopo l’estate: come preparare i bambini al cambiamento

due zaini di scuola con alcuni libri di scuola lasciati sul pavimento di casa

Settembre è ormai dietro l’angolo e il suo peso comincia a farsi sentire.

Lo sento nelle giornate che si accorciano, nei quaderni e diari che ricompaiono nei negozi, negli zaini ancora vuoti nel corridoio di casa che aspettano pazientemente di essere riempiti.

E lo sento soprattutto da quella sensazione che conosco bene: quel mix di sollievo e ansia, di entusiasmo e sconforto, di voglia di ricominciare e timore di quello che ci aspetta

Guardo i miei figli e cerco di immaginare cosa provano all’idea di tornare a scuola. Mia figlia entrerà in seconda elementare, mentre mio figlio inizierà la seconda media. Due bambini diversi, due età diverse, due modi completamente diversi di vivere la scuola. Eppure entrambi hanno bisogno, a modo loro, di essere accompagnati verso settembre, verso una nuova routine e verso nuove aspettative.

Per mia figlia il ritorno a scuola non significa semplicemente mettere la sveglia, preparare lo zaino e ricominciare a fare i compiti. Il suo ADHD, la sua difficoltà a seguire regole e la sua difficoltà a conformarsi alle richieste della scuola, rendono il rientro difficile. Significa per lei tornare a stare tante ore in un ambiente nel quale le viene chiesto di stare seduta, ascoltare, aspettare, cambiare attività quando le viene detto, accettare regole e richieste anche quando non ne comprende il senso o, semplicemente, quando non è pronta per accettarle.

Per lei settembre rappresenta un cambiamento enorme e non posso semplicemente aspettare il primo giorno di scuola e dirle: “oggi si ricomincia, sei pronta?”. Ha bisogno di essere preparata, un po’ alla volta, senza fretta. Allo stesso tempo, non voglio trasformare gli ultimi giorni d’estate in un conto alla rovescia verso la scuola: l’estate deve rimanere estate, fino alla fine. Però, a poco a poco, inizierò a riportare nelle sue giornate alcune piccole abitudini che durante le vacanze si sono inevitabilmente allentate.

Vorrei riuscire anche a parlarle della scuola senza caricarla di responsabilità e aspettative. Non voglio dirle che quest’anno dovrà essere più brava, imparare di più. Non voglio dirle che dovrà stare seduta e ascoltare meglio. Non voglio ricordarle tutte le cose che l’anno scorso sono state difficili per lei. E soprattutto non voglio che arrivi a scuola sentendo già di non potercela fare. Vorrei che arrivasse pensando semplicemente: “ci provo. E se sarà difficile, chiederò aiuto”.

E poi c’è mio figlio. Lui sarà in seconda media e, se penso a come prepararlo, mi sento un po persa perché con lui il problema è completamente diverso. È un ragazzo molto intelligente, brillante. A volte però sembra sovrappensiero, distante, in un mondo tutto suo. Gli insegnanti hanno spesso l’impressione che non ascolti, che sia distratto, che abbia la testa da un’altra parte.

E probabilmente qualche volta è proprio così. Ma altre volte è il suo cervello che lavora troppo velocemente lasciando spazio a lunghi momenti di noia. E quando una lezione procede ad un ritmo che per lui è lento, spesso succede che la sua mente prenda un’altra strada, che si perda in mondi più entusiasmanti.

Non significa che la sua noia sia una giustificazione per non ascoltare. Significa però che ha bisogno di imparare a capire cosa succede nella sua testa quando perde interesse, come gestire quei momenti di vuoto, e come colmare i periodi di noia.

Con lui, quindi, parlo di responsabilità, di attenzione, del fatto che a scuola non tutto può essere sempre interessante. Ma cerco anche di ricordargli che avere una mente curiosa significa trovare qualcosa che la tenga agganciata anche quando l’argomento non è esattamente quello che avrebbe scelto lui. E forse questa sarà una delle sue sfide più grandi quest’anno. Non tanto imparare, ma imparare anche quando non è divertente.

Due figli. Due difficoltà completamente diverse. Due modi completamente diversi di prepararli al ritorno a scuola. Eppure, per entrambe, la scuola rappresenta un ostacolo quotidiano, un luogo che non sa accoglierli come dovrebbe, che mina alla loro autostima e la loro voglia di imparare.

Spesso ricordo loro che settembre non sarà perfetto. Che potranno esserci giornate difficili. Momenti di crisi. Magari un brutto voto. Oppure una lezione noiosa. Ci saranno giorni in cui si sentiranno fuori posto. Ma niente di tutto questo determinerà chi sono realmente e potrà definirli.

Settembre arriverà, non c’è dubbio.

Mia figlia entrerà in seconda elementare con le sue difficoltà, le sue conquiste e tutto quello che ancora sta imparando. Mio figlio inizierà la seconda media con la sua testa piena di pensieri, domande e qualche momento in cui si sentirà perso. So già che ci saranno giornate facili e giornate complicate. E forse va bene così.

Per quest’anno non mi auguro un anno scolastico senza preoccupazioni. Mi auguro un anno scolastico in cui entrambi avranno la possibilità di crescere, imparare, sbagliare e trovare il loro posto nel mondo, senza dover diventare qualcun altro per assecondare la scuola. E mi auguro una scuola capace di accoglierli e sostenerli fino alla prossima estate.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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