La genitorialità riflessiva: ascoltare, comprendere, guidare ed educare con consapevolezza i nostri figli

mamma che stringe le mani della figlia come supporto emotivo.

Quando penso alla mia esperienza di mamma dei miei due figli, mi rendo conto di quanto spesso la genitorialità non sia fatta solo di gesti concreti: preparare la colazione, accompagnare a scuola, dare regole, spiegare cosa si può fare e cosa no.

La genitorialità è, soprattutto, un viaggio dentro di noi. È una ricerca di soluzioni, un tentativo continuo di creare connessioni profonde e durature con i nostri figi.

È la capacità di fermarsi, respirare e chiedersi che cosa stiamo sentendo in un preciso momento, domandarsi perché reagiamo in una maniera o nell’altra, ed infine immedesimarsi nei nostri figli e chiedersi quale emozione si nasconde dietro ad un determinato comportamento.

Ricordo i primi tempi con i miei bambini. A volte le loro emozioni esplodevano e io mi sentivo impotente. A dire il vero, succede ancora oggi e spesso ancora mi trovo spiazzata. Eppure, più imparo a guardare dentro di me, più riesco ad incontrare loro.

Così mi accorgo che la rabbia che provo non nasce solo dai comportamenti dei miei figli: è la mia stanchezza, la paura di non farcela, i fantasmi del mio passato, la sensazione di non essere abbastanza come mamma. Nasce da tutte le mie insicurezze.

La genitorialità riflessiva mi ha insegnato a fare spazio a queste emozioni senza farmi travolgere, a usarle come strumenti per comprendere meglio i miei figli, a dare una risposta educativa invece che solo emotiva ai loro comportamenti. Certo, è molto più facile a dirsi che a farsi!

I miei figli portano con sé la loro storia, e ogni loro gesto, ogni loro reazione è un messaggio. Io porto con me il mio mondo interiore. Tutte queste forze si incontrano, e spesso scontrano, ogni giorno nelle nostre relazioni. Ho imparato che chiedere scusa, riconoscere i miei errori, fermarmi a respirare prima di reagire, sono tutti passi fondamentali per costruire relazioni più sicure, più serene.

Essere mamma adottiva ha reso tutto questo ancora più evidente. I miei figli hanno vissuto esperienze che li hanno segnati, e io ho dovuto imparare a non farmi condizionare dai miei giudizi, dalle mie paure, dalle mie aspettative. La genitorialità riflessiva mi ha permesso di vedere oltre i comportamenti, di scorgere il bisogno nascosto, l’emozione dietro il pianto, la rabbia, i frequenti meltdown.

E quando riesco ad applicare questo approccio, vedo cambiamenti anche in me: divento più calma, più forte, più capace di accogliere anche quando tutto dentro di me grida. Mi sento una mamma migliore.

La bellezza di questo percorso sta proprio qui: in ogni passo, in ogni piccolo momento di riflessione, si costruiscono relazioni più vere, più profonde, più forti. I miei figli imparano che possono sbagliare, arrabbiarsi, provare paura, e che io sarò lì, accanto a loro, senza giudizio.

La genitorialità riflessiva non rende tutto facile. Ma rende tutto più umano, più caldo, più sentito. Non ci rende genitori perfetti, ma scegliere di incontrare davvero i nostri figli, passando prima da noi stessi, ci rende genitori più presenti.

Se vuoi leggere o scoprire di più sulla Genitorialità Riflessiva, ti consiglio questo testo: Il genitore riflessivo. Come agire di meno e relazionarsi maggiormente con i propri figli di Regina Pally.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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