L’inclusione comincia da un compleanno: la prima festa di mia figlia

Bambini che festeggiano in compleanno attorno ad un tavolo

Ci sono cose che per la maggior parte delle persone sono assolutamente normali e che, invece, per alcune famiglie finiscono per assumere un significato enorme.

Un invito a un compleanno, per esempio.

Mia figlia ha sei anni e qualche giorno fa è stata invitata, per la prima volta, alla festa di compleanno di un compagno di classe. Mi rendo conto di quanto possa sembrare strano sottolineare una cosa del genere. A sei anni i compleanni dovrebbero essere la normalità: un bambino compie gli anni, invita qualche compagno, giocano, mangiano la torta, si divertono e ritornano a casa stanchi e felici.

Eppure per mia figlia non è mai stato così semplice.

Alle spalle ha un anno scolastico nel quale gli inviti non sono mai arrivati. Un anno in cui ho avuto la netta sensazione mia figlia fosse ai margini del gruppo, isolata, tenuta a distanza. Ed io con lei. Sono cose che rimangono dentro. Io ci penso spesso. E forse anche mia figlia!

A volte cerco di non farci troppo caso, mi dico che sono solo dinamiche tra bambini, che prima o poi cambieranno, che non posso pretendere che mia figlia sia invitata a tutte le feste. E razionalmente lo so che non tutti i bambini devono essere amici di tutti, non tutti i bambini devono piacersi, e nessuno ha l’obbligo di invitare qualcuno a casa propria.

Ma quando tua figlia viene sistematicamente esclusa, quando vedi che gli altri bambini hanno le loro occasioni di stare insieme e la tua rimane fuori, è difficile non chiedersi se ci sia qualcosa di sbagliato. E ancora più difficile è non chiedersi se quel qualcosa di sbagliato sia proprio tua figlia.

Forse è anche per questo che, quando è arrivato quell’invito, insieme alla felicità ho sentito una piccola inquietudine. Mi sono chiesta come sarebbe andata. Se mia figlia sarebbe riuscita a stare bene in mezzo agli altri bambini, se avrebbe avuto qualche difficoltà, se sarebbe stata accettata. Mi sono chiesta se qualcuno avrebbe notato quel suo modo un po’ diverso di vivere le situazioni sociali.

Poi siamo andate. Ed è semplicemente stata una festa di compleanno. Una bella festa, tutto sommato.

Mia figlia si è divertita tantissimo. Ha giocato, corso, riso, parlato, partecipato. Ha fatto quello che fanno i bambini di sei anni quando si trovano in un posto pieno di giochi e di altri bambini.

E mentre la guardavo mi sono resa conto che mia figlia non è poi così diversa dagli altri bambini.

C’erano bambini che correvano e urlavano, bambini che litigavano per un gioco, bambini che facevano fatica a stare fermi, bambini che si buttavano nelle attività senza pensarci troppo. C’erano dinamiche normalissime, quelle che appartengono all’infanzia e che, forse, io osservavo con molta più attenzione proprio perché ero preoccupata per mia figlia, per la sua disabilità, per la sua fragilità. 

Eppure mia figlia, in mezzo a quel piccolo gruppo di bambini, ha trovato un ruolo tutto suo.

C’erano i maschi, più fisici e irruenti, che giocavano tra loro in modo decisamente movimentato e che ogni tanto finivano per litigare, colpirsi e poi tornare a giocare insieme. E c’erano le bambine, con i loro giochi più tranquilli e che, in alcuni momenti, lasciavano mia figlia un po’ ai margini, fuori dal gruppo, ignorandola e non coinvolgendola.

Mia figlia, invece, passava da un gruppo all’altro, con naturalezza e disinvoltura, dalle bambine ai maschietti, senza discriminazioni e in maniera molta spontanea.

Cercava i maschi, giocava con loro, poi si avvicinava alle bambine. Cercava di inserirsi, di partecipare, di creare un contatto. Senza nemmeno rendersene conto, era diventata una sorta di ponte tra due piccoli mondi che in quella festa sembravano viaggiare su binari diversi.

E questa cosa mi ha emozionata.

Perché per un anno ho sentito parlare di tutto ciò che mia figlia avrebbe dovuto imparare per riuscire a stare con gli altri. Delle sue difficoltà, dei suoi comportamenti, delle sue reazioni, di tutte le cose che non faceva come gli altri bambini.

E poi eccola lì. A sei anni, a una festa, a fare semplicemente quello che poteva, con gli strumenti che aveva, cercando il suo posto nel gruppo. Non perfetta, naturalmente. Ma nemmeno quella bambina diversa che spesso sembra prendere forma nei racconti degli adulti quando parlano delle sue difficoltà.

Era semplicemente mia figlia. Felice, sorridente, entusiasta. Insieme agli altri bambini, alla sua prima festa di compleanno.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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