Scuola, note e demotivazione

Ragazzo demotivato che scrive su di un libro di scuola

Le ultime settimane di scuola sono diventate una piccola guerra domestica. Il telefono vibra, apro il registro elettronico e trovo un’altra nota: compiti non svolti, materiale dimenticato, quaderno assente. 

Non posso fare a meno che arrabbiarmi. Perché nella mia testa le regole sono semplici. Se mio figlio sa cosa deve fare, lo deve fare. Se sa cosa portare, lo porta. Se sa che esercizi deve svolgere, li svolge.

L’unico compito che ha mio figlio è impegnarsi a scuola. E invece no. Ogni giorno è una nuova dimenticanza. Una nuova annotazione degli insegnanti. E trattenere la rabbia non è semplice.

Mio figlio frequenta la prima media. Ha 12 anni. Un’età complicata, confusa. Ed io continuo a dimenticarmene.

A quell’età si è ancora bambini, ma con qualcosa che già li spinge verso l’essere adulti. Vivono in una terra di mezzo, confusa e a volte spaventosa: il corpo cambia, le emozioni si allargano, il giudizio degli altri pesa improvvisamente tantissimo. Si cerca di affermare la propria individualità, spesso conformandosi alla massa. A breve mi aspetto che perda il dono della parola e cominci a rispondere solo per monosillabi.

Mio figlio cerca autonomia, ma poi si perde dietro alle cose più banali. Un diario dimenticato può diventare una tragedia. Una nota sul registro, una dichiarazione di guerra. La maglietta non stirata, è un nessuno mi vuole bene.

Da genitore è difficile ricordarsi quanto sono stati duri quegli anni, cosa vuol dire trovarsi in un corpo sconosciuto e un’identità in costruzione. 

A volte guardo mio figlio e lo vedo stanco. Stanco davvero. Tanto fisicamente, quanto emotivamente. 

La fine anno scolastico significa verifiche, interrogazioni, richieste continue. Tanta pressione esterna. E insieme a tutto questo c’è il lavoro invisibile che mio figlio sta compiendo per capire chi è. Perché proprio alle medie inizia davvero quella costruzione lenta e complicata del formare la propria identità: capire dove stare, come essere accettati, cosa mostrare di sé e cosa nascondere.

E per i bambini adottati, come mio figlio, questo lavoro interiore è ancora più profondo, complicato e immersivo. Perché mentre crescono, non stanno solo costruendo il loro futuro: stanno anche cercando di dare un senso alla propria storia. Cercano somiglianze, appartenenza, radici. Si fanno domande che magari non riescono nemmeno a formulare bene nella loro testa. Alcune restano silenziose, ma abitano comunque dentro di loro.

E allora a volte penso che quelle note sul registro non parlino soltanto di distrazione e disorganizzazione. Forse raccontano anche una fatica più grande. La fatica di tenere insieme tutto: scuola, aspettative, emozioni, cambiamenti, identità.

Questo non significa che io debba giustificare tutto. Le regole restano importanti. I compiti vanno fatti, il materiale va portato, e crescere significa anche imparare responsabilità e costanza. 

Però credo che educare non sia solo correggere. Forse, soprattutto in questa fase, bisogna accettare il periodo di transizione senza trasformare ogni errore in un processo.

Provo a migliorare. Imparare. Provo ad esserci, anche quando sembra inutile. Anche quando il mio istinto sarebbe soltanto quello di togliere videogiochi, fare prediche e contare le note una per una.

Sto imparando che la domanda giusta non è perché non hai portato il quaderno?, ma come stai vivendo questo periodo?

E qualche volta riesco a mettere da parte la rabbia e a fargli davvero quella domanda così importante. Come ti senti oggi? Non sempre lui risponde. A volte alza le spalle. A volte si chiude. A volte si arrabbia. A volte pronuncia un OK solo per azzittirmi.

Ma ogni tanto mi da una risposta significativa. Anche solo per quelle rare occasioni, vale la pena continuare a chiedere.

Crescere è un processo disordinato. E accompagnare qualcuno mentre cresce è altrettanto disordinato. In tutto questo disordine, noi genitori facciamo uno sforzo per ricordarci che dietro un registro elettronico pieno di note può esserci molto di più di quello che vediamo in una riga scritta da un insegnante.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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