Ci sono libri che leggo, poi chiudo e ripongo nella libreria senza pensarci più. E ce ne sono altri che, anche una volta arrivata all’ultima pagina, continuano a farmi pensare.
Ti ho cercato in ogni angolo del mondo di Tiziana Franceschi, per me è stato un po’ così.
Questo libro mi è stato consigliato da una coppia di genitori adottivi e l’ho iniziato con curiosità, ma senza sapere bene cosa aspettarmi. Poi mi sono ritrovata a divorarlo in una mattinata. Forse perché parla di adozione. E da mamma adottiva, leggere una storia che parla di bambini, attese, incontri e famiglie che si cercano sicuramente incuriosisce. Non perché ho ritrovato la mia storia. Anzi, ogni adozione è diversa. Ogni bambino arriva con la propria storia, ogni famiglia percorre una strada particolare e non esiste un unico modo di diventare famiglia. Ma alcune emozioni, quelle sì, sono comuni. E in questo libro le ho ritrovate tutte.
Il romanzo racconta due vite che ancora non sanno che saranno destinate a incontrarsi. Da una parte c’è Miguel, un bambino nato nei pressi di Cali, in Colombia, che si trova ad affrontare fin dalla nascita una storia di miseria, disagio, abbandono e una vita tutt’altro che semplice. Dall’altra c’è Tiziana, una donna italiana che, dopo aver vissuto il dolore di non poter diventare madre biologicamente, decide di intraprendere il lungo percorso dell’adozione internazionale.
Due persone lontanissime. Un bambino e una donna che ancora non si conoscono. Eppure entrambi stanno aspettando. Miguel aspetta una famiglia che lo ami. Tiziana aspetta un figlio da amare. Due attese diverse, ma che alla fine si incontrano, non senza ostacoli e incognite.
Da mamma adottiva mi sono ritrovata in tante sensazioni raccontate nel libro. Nell’attesa, nelle domande, nella speranza, ma anche in quella particolare sensazione di avere un figlio nella testa e nel cuore prima ancora di sapere anche solo il suo nome. Perché l’adozione è anche questo. È aspettare qualcuno che ancora non si conosce. È provare ad immaginare come sarà la vita insieme. È cercare famiglia senza sapere quale forma avrà.
Mi piace leggere storie di adozione proprio per questo. Non cerco necessariamente una storia che assomigli alla mia. Cerco piuttosto nuove storie, altri punti di vista, altri modi di raccontare cosa significhi diventare famiglia. E questa storia mi ha regalato uno sguardo che ho trovato particolarmente interessante.
L’autrice alterna il proprio punto di vista personale a quello di Miguel e delle persone che ruotano intorno alla vita del bambino. Lo fa in maniera diretta, schietta e sincera. Soprattutto quando parla di se stessa e della sua storia, non tralascia neppure quei dettagli che la rendono vulnerabile e imperfetta, a volte quasi sbagliata, ma proprio per questo vera e umana. E quando è Miguel a parlare, o lo fa attraverso le persone che gli stanno intorno, veniamo trasportati in un ambiente completamente nuovo, lontano dalla realtà italiana: una realtà fatta di polvere, povertà e incertezza. Ed è proprio attraverso questo linguaggio che riusciamo a guardare l’adozione da entrambe le parti.
E per me è importante che una storia di adozione riesca a tenere insieme entrambe queste prospettive. Perché l’adozione non è soltanto la storia di una coppia che desidera un figlio. Prima di tutto c’è un bambino, con una storia che esiste già. Una storia che non può essere cancellata dall’arrivo in una nuova famiglia. Una storia fatta di persone, luoghi, perdite, esperienze e, a volte, ferite che continueranno ad accompagnarlo. Credo che sia proprio questo uno degli aspetti più delicati dell’adozione: imparare ad accogliere un bambino non soltanto per quello che è oggi, ma anche per tutto ciò che porta con sé.
Tiziana Franceschi riesce a raccontare questi temi con uno stile semplice e diretto. Non ci sono troppi fronzoli e, soprattutto, non ho avuto la sensazione che l’autrice cercasse di commuovere il lettore a tutti i costi. Le emozioni arrivano leggendo, senza imposizione. E forse è proprio questo che ha reso questo libro, per me, autentico e vero.
Il libro è breve e si legge velocemente, ma dentro quelle pagine ci sono tanti temi: l’abbandono, l’identità, l’appartenenza, la resilienza, l’attesa e la difficoltà di costruire una famiglia quando tra due persone ci sono migliaia di chilometri e una storia ancora tutta da conoscere.
Attraverso le pagine, ho sentito che l’autrice conosce bene il mondo di cui sta parlando. Tiziana Franceschi, oltre ad essere madre adottiva, è infatti un avvocato esperto di diritto di famiglia, e la sua esperienza personale rende il racconto ancora più credibile.
Ma quello che mi è rimasto soprattutto è il modo in cui il libro racconta l’incontro. Perché alla fine, quando pensiamo all’adozione, spesso pensiamo al momento in cui finalmente ci si incontra. Ma quell’incontro arriva dopo tantissimi avvenimenti. Dopo l’attesa. Dopo le paure. Dopo le domande. Dopo tutto quello che non possiamo controllare.
E poi, a un certo punto, due storie che hanno viaggiato in luoghi completamente diversi si trovano nello stesso posto, allo stesso momento. E da lì bisogna imparare a diventare famiglia.
Ti ho cercato in ogni angolo del mondo ha lasciato un segno in me, e mi sento di consigliarlo a chi vuole avvicinarsi all’adozione con uno sguardo sincero, senza idealizzazioni e senza paura di guardare anche alle parti più difficili.

Ti ho cercato in ogni angolo del mondo di Tiziana Franceschi racconta la storia di un incontro che attraversa continenti, attese e difficoltà: il viaggio di una madre e un bambino destinati a diventare famiglia.
