Regressione estiva nei bambini neurodivergenti: perché durante l’estate aumentano crisi e difficoltà?

Bambina che posa la testa sulla scrivania in disperazione

Ci sono momenti in cui guardo mia figlia e mi sembra di essere tornata indietro. Non indietro di qualche settimana. A volte ho la sensazione di essere tornata indietro di mesi.

È una sensazione difficile da spiegare. Anche perché so, razionalmente, che la crescita dei bambini non è una linea retta. So che ci sono periodi più complicati, momenti di stanchezza, fasi in cui una competenza sembra sparire per poi ricomparire. So che quello che oggi sembra un passo indietro potrebbe non esserlo davvero. E so anche che l’estate, se da una parte è un periodo di relax e leggerezza, dall’altra può essere un periodo lungo e poco strutturato: cambiano le routine, si interrompono molte delle occasioni per socializzare e vengono meno quei riferimenti quotidiani che, per i bambini neurodivergenti, possono essere importanti per sentirsi sicuri e riuscire a regolarsi.

Ma quando come genitore hai l’occasione di osservare ogni giorno quella che sembra essere una regressione, è difficile riuscire a guardarla con la giusta distanza. Perché non la stai semplicemente osservando: la stai vivendo sulla tua pelle insieme a tua figlia. E quando la vivi così da vicino, inevitabilmente diventa preoccupazione.

Con il passare dell’estate, le crisi emotive di mia figlia sono aumentate. E non parlo soltanto di quelle grandi, quelle che riconosco subito come una difficoltà importante. Sono aumentate le piccole esplosioni, quelle che partono da qualcosa che, agli occhi di un adulto, sembra davvero insignificante.

Una richiesta facile. Un’attività che serve fare anche se non del tutto piacevole. Un qualcosa che in quel momento mia figlia rifiuta. Una piccola frustrazione. E improvvisamente tutto diventa enorme. La vedo passare da zero a cento in pochissimi secondi e, ogni volta, ritrovare la calma è una montagna quasi insormontabile.

Ci sono tante attività che fino a qualche mese fa sembravano diventate un po’ più semplici e che invece adesso sono tornate ad essere difficili. Un’attività che percepisce come faticosa può diventare motivo di una crisi enorme. E lo stesso succede con cose che per noi sono quasi automatiche. Scrivere, per esempio, oppure farsi una coda ai capelli o infilarsi i sandali.

Mi capita di pensare: “ma davvero stiamo litigando per questo?”. Poi mi fermo perché se da una parte penso che lei debba imparare ad affrontare anche le cose difficili, dall’altra mi chiedo se, proprio in questo momento, non stia semplicemente dicendo a modo suo che non ce la fa. E se “non voglio” significa “non riesco” allora cambia tutto.

Poi ci sono le liti con suo fratello. Anche quelle sono aumentate tantissimo. I dispetti, le provocazioni, le urla. Piccole cose che con il passare del giorno sembrano moltiplicarsi.

A volte penso che siano dinamiche comuni tra fratello e sorella: si vogliono bene, giocano insieme e litigano. È normale. Altre volte, però, ho la sensazione che mia figlia faccia più fatica a fermarsi, a tollerare la frustrazione, anche quella piccola e quotidiana che inevitabilmente nasce dall’interazione con il fratello. Come se dentro di lei ci fosse meno spazio per contenerla. E allora basta davvero poco. Una parola detta male. Un dispetto. Un gioco che non va come vorrebbe. E parte tutto: le urla, le parolacce, graffi, morsi e calci. E la situazione peggiora quando il fratello reagisce. Come una reazione a catena: di male in peggio.

Quando guardo la giornata nel suo insieme, mi accorgo che il problema non è neppure una singola crisi. È la somma di tutte le piccole crisi della giornata. Un rifiuto al mattino. Una discussione con il fratello a pranzo. Un’attività rifiutata nel pomeriggio. Un momento in cui non riesce a spiegarsi. Un altro litigio. Il programma non gradito in TV. 

E non c’è più ritorno. La disregolazione, la sua e la mia, diventa irrisolvibile. E la stanchezza emotiva ci travolge. Io faccio più fatica a vedere la bambina che c’è dietro tutti quei comportamenti. Vedo soltanto l’ennesimo “no”. L’ennesimo capriccio. L’ennesimo rifiuto.

Poi c’è il linguaggio, che diventa una barriera in più. Mia figlia è seguita da una logopedista, perché questa è una delle sue fragilità. Ma durante l’estate ho avuto la sensazione che anche questo aspetto sia peggiorato. Ci sono momenti in cui faccio davvero fatica a capire cosa vuole dirmi. Lei prova a spiegarsi, io cerco di capirla, le faccio domande, provo a ricostruire quello che sta dicendo. Ma spesso non ci riesco. E vedo la sua frustrazione crescere. Lei prova ancora. Io ancora non capisco. Lei si arrabbia. Io cerco di aiutarla, e dopo un po, non ricordo nemmeno più quale fosse la cosa che voleva raccontarmi.

Mi fa pensare a quanto debba essere difficile avere qualcosa dentro e non riuscire a trovare le parole per farlo arrivare agli altri. E allora mi chiedo quante delle sue crisi nascano anche da lì. Quante volte dietro ad una rabbia apparentemente improvvisa ci sia la frustrazione di non essere riuscita a spiegarsi. 

Mi chiedo quindi se sia davvero una regressione o se sia semplicemente un momento di grossa fragilità. Magari stanchezza. Forse il cambiamento della routine. Forse è colpa dell’estate, che dovrebbe essere sinonimo di libertà, ma per lei significa invece meno punti di riferimento. Forse il caldo. Forse le giornate più lunghe. Forse il troppo tempo passato insieme.

Rimane però in me una grossa preoccupazione, perché settembre si sta avvicinando. E con settembre torneranno tutte quelle richieste esterne a cui dovrà nuovamente adattarsi: la scuola, la scrittura, le attività da portare a termine, i cambiamenti, le dinamiche sociali, le regole, i tempi degli altri. Una giornata che non è costruita intorno ai suoi bisogni, ma alla quale lei dovrà trovare ancora una volta il modo di adattarsi.

Mi chiedo se questa difficoltà resterà confinata all’estate oppure se la porterà anche a scuola. Mi chiedo se le crisi aumenteranno, se farà ancora più fatica davanti alle attività che trova difficili, se il linguaggio continuerà a essere così poco comprensibile. 

E soprattutto mi chiedo cosa possa fare io oggi per aiutarla, un passo alla volta, a ritrovare il suo equilibrio.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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