Ogni anno, quando arriva la Festa della Mamma, mi ritrovo a pensare alle parole che usiamo, alle definizioni e ai termini che trasmettono significati precisi e modellano i pensieri.
Da quando i miei due bambini sono arrivati nella mia vita, ci penso ancora di più.
Mi accorgo di quanto il linguaggio possa fare due cose opposte: avvicinare le persone, oppure creare distanza. Accogliere, oppure lasciare un piccolo segno invisibile.
Nel mondo dell’adozione esistono molte parole pensate per dare un nome ai legami. Mamma adottiva, mamma biologica, mamma di pancia, mamma di cuore, l’altra mamma…
Sono espressioni usate spesso con delicatezza, con affetto. Eppure, ogni volta che le ascolto, dentro di me si forma sempre la stessa domanda: raccontano davvero la verità di una famiglia adottiva?
Perché se è vero che le parole modellano il pensiero, allora non sono mai soltanto parole.
Le parole che scegliamo, e soprattutto quelle che usiamo con i nostri figli, aiutano a costruire il loro modo di guardarsi dentro, di leggere il proprio passato, di dare forma alla propria identità.
L’espressione che mi sento rivolgere più spesso è mamma adottiva.
Sì, è corretta. Lo so. Ma nella vita quotidiana mi chiedo spesso perché quel qualificativo debba arrivare sempre prima di me.
Perché ci sia bisogno di precisare. Nessuno direbbe mamma naturale. Nessuno sente il bisogno di aggiungere una definizione. È semplicemente una mamma.
Perché allora, nel mio caso, aggiungere adottiva sembra necessario?
Io non mi sento una madre diversa. Essere diventata mamma attraverso l’adozione racconta una parte profonda della mia storia, ma non definisce la sostanza di ciò che sono.
La maternità, almeno per me, abita altrove. Abita nelle scarpe lasciate in mezzo al corridoio. Nei risvegli all’alba. Nei baci dati di fretta prima della scuola. Nelle febbri che fanno paura. Nelle mani che cercano la mia nel buio.
La maternità è in quel mamma chiamato da una stanza all’altra, senza pensarci, con naturalezza.
È lì che io esisto.
A volte, quando sento quella parola, adottiva, avverto un piccolo confine invisibile. Non solo intorno a me. Anche intorno ai miei figli. Come se ci fosse sempre bisogno di ricordare che la nostra famiglia appartiene a una categoria diversa.
Ma una famiglia non è una categoria. Prima di tutto è casa. È il posto dove qualcuno ti aspetta. Dove il tuo nome viene pronunciato con amore. Dove impari che puoi restare, anche quando tutto urla di scappare.
In questa Festa della Mamma, il mio desiderio è che i miei figli crescano dentro parole che non li separino dagli altri bambini, che non li facciano sentire un’eccezione.
E in questo giorno penso anche a chi aspetta. A chi porta nel cuore un desiderio silenzioso e immenso. A chi spera in una telefonata, un incontro, un sì. A chi da tempo vive sospeso tra speranza e incertezza.
Se sei lì, se stai aspettando di essere chiamata mamma, vorrei augurarti forza nei giorni lenti, pazienza quando il tempo sembra non passare. Ti auguro di continuare a credere, anche quando sembra difficile.
E soprattutto ti auguro di non smettere di custodire quel nome dentro di te. Perché la maternità comincia molto prima di essere pronunciata ad alta voce.
Buona Festa della Mamma

A tutte le mamme, questo è il mio regalo per voi.
Uno sfondo per cellulari per ricordarvi quanto siete preziose e importanti.
Cliccate sull’immagine per scaricare lo sfondo celebrativo della Festa della Mamma.
