Dopo essere rimasti per quasi un anno nel limbo di una lunga lista d’attesa, qualche settimana fa mia figlia ha finalmente cominciato il percorso di valutazione per ADHD.
Fino a oggi, la diagnosi ricevuta è di disregolazione emotiva e disturbo ipercinetico. A queste difficoltà si aggiungono quelle legate al suo percorso di adozione, che rendono la situazione ancora più complessa.
Ripensando agli ultimi anni, mi sono tornati in mente tanti episodi, momenti di quotidianità, che a volte ci ha portato all’esasperazione. Momenti che ancora oggi viviamo ogni giorno.
Ci sono le volte in cui mia figlia inizia un gioco e dopo pochi minuti già passa ad altro. I compiti che sembrano richiederle uno sforzo enorme, anche quando l’argomento è conosciuto. Azioni semplici che richiedono ore, mille interruzioni, urla e frustrazione.
Ci sono le mille domande una dietro l’altra, senza aspettare il proprio turno, ignara di altre persone che stanno già avendo una conversazione. Il continuo eloquio: racconti, idee, collegamenti che sembrano non finire mai. Il cambiare discorso all’improvviso e passare da un pensiero all’altro, con una velocità che faccio fatica a seguire.
E poi c’è l’energia inesauribile che sembra non finire mai, che la porta a non rimanere mai troppo a lungo nello stesso posto. Quella forza invisibile che la porta a saltare, rotolarsi, alzarsi e sedersi nuovamente anche durante le attività più passive come guardare la TV o leggere un libro.
Ed infine ci sono quei giorni in cui basta una piccola frustrazione perché tutto diventi guerra aperta. Urla, calci, oggetti che volano e rabbia verso il mondo intero.
Non so quale sarà l’esito della valutazione per ADHD, ma da quando è iniziato questo percorso mi sono sentita confusa, ignara di cosa ci aspetti e completamente impreparata a gestire la situazione. E così ho fatto l’unica cosa che potevo fare: ho iniziato a informarmi.
Più approfondisco il tema dell’ADHD, più mi rendo conto che molte degli aspetti che pensavo di conoscere non sono vere conoscenze, ma convinzioni nate dal sentito dire e alimentate dai luoghi comuni. Ho pensato ad altri genitori, che proprio come me, si trovano a dover fare i conti con una diagnosi senza aver l’appropriato supporto, brancolando nel buio, sentendosi soli e lasciati a se stessi in un momento delicato e di fragilità.
E allora ho deciso di mettere su carta le nozioni che ho imparato fino ad oggi. Non perché io sia un’esperta, ma perché sono una mamma che sta imparando e, magari, quello che sto scoprendo può essere di aiuto ad altri genitori che stanno vivendo un percorso simile al nostro.
Che cos’è l’ADHD
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo. Questo significa che il cervello si sviluppa e funziona in modo diverso rispetto alla maggior parte delle persone, soprattutto nelle aree che regolano l’attenzione, il controllo degli impulsi, l’organizzazione e la gestione delle emozioni.
È importante chiarire una cosa: l’ADHD non è una questione di educazione, di carattere o di buona volontà. E neppure di cattiva genitorialità.
Un bambino con ADHD non sceglie di distrarsi, di interrompere gli altri o di dimenticare continuamente le cose. Semplicemente, il suo cervello fatica a gestire alcune funzioni che per altri sono più spontanee.
L’ADHD non si manifesta allo stesso modo in tutti i bambini. Alcuni bambini sono molto vivaci, hanno bisogno di muoversi continuamente, parlano senza sosta, interrompono gli altri e fanno fatica ad aspettare il proprio turno. Altri, invece, possono sembrare tranquilli e silenziosi, ma hanno difficoltà a mantenere la concentrazione, si perdono facilmente nei propri pensieri, dimenticano ciò che devono fare e hanno bisogno di più tempo per portare a termine un’attività.
Mi ha stupito molto scoprire che l’ADHD nelle bambine è spesso meno evidente: invece della caratteristica iperattività, possono emergere soprattutto disattenzione, difficoltà nell’organizzazione e una tendenza a nascondere le proprie fatiche. E proprio per questo molte bambine ricevono una diagnosi molto più tardi rispetto ai maschi.
Inutile dire che mia figlia non rientra nel gruppo delle bambine che nascondono le proprie fatiche, anzi la nostra realtà è paragonabile a vivere nel ben mezzo di uno tsunami.
Tra le difficoltà più comuni tra i bambini e bambine ADHD ci sono:
- mantenere l’attenzione su un compito, soprattutto se lungo o percepito come poco stimolante
- organizzare attività, materiali e tempi
- dimenticare frequentemente oggetti o impegni
- agire d’impulso senza riflettere sulle conseguenze
- interrompere le conversazioni o parlare senza riuscire ad aspettare il proprio turno
- avere un continuo bisogno di movimento o di cambiare attività
- difficoltà a gestire emozioni intense come rabbia, frustrazione, entusiasmo e gioia
Un’altra caratteristica che mi ha colpito molto è che i bambini con ADHD non hanno un deficit di attenzione in senso assoluto. Anzi, quando qualcosa li appassiona davvero possono entrare in una condizione chiamata iperfocus: sono talmente concentrati su quell’attività da non accorgersi nemmeno di ciò che succede intorno a loro. Il problema, quindi, non è l’incapacità di prestare attenzione, ma la difficoltà nel regolarla e spostarla dove e quando serve.
Osservando mia figlia, ho anche scoperto anche che molti bambini con ADHD possiedono qualità straordinarie: sono curiosi, creativi, spontanei, pieni di idee, molto empatici e capaci di trovare soluzioni originali ai problemi.
Certo, affrontano sfide quotidiane che possono essere faticose e, a volte, anche logoranti. Ma questo non significa affatto che siano meno intelligenti o meno capaci degli altri. Anzi, spesso possiedono qualità uniche.
Mia figlia, per esempio, pur avendo solo sei anni, ha un’empatia fuori dal comune: riesce a cogliere gli stati d’animo delle persone con una sensibilità che ogni giorno mi sorprende. Ha una fantasia inesauribile e una creatività che la portano ad inventare storie, personaggi, situazioni e giochi davvero unici.
È importante tenere a mante che l’ADHD non definisce chi è un bambino. È una caratteristica del suo funzionamento, non la sua identità.
Come aiutare un bambino ADHD
Non esistono formule magiche per aiutare un bambino con ADHD. Ogni bambino è diverso e ha bisogni specifici.
Sarà lo specialista a indicare il percorso più adatto, ma anche noi genitori, con il tempo, impareremo a capire cosa funziona davvero e cosa, invece, non porta i risultati sperati.
Ci sono però piccoli accorgimenti che possono fare una grande differenza:
- creare una routine prevedibile e visuale
- dare poche indicazioni alla volta, semplici e chiare
- suddividere i compiti in piccoli obiettivi
- fare pause frequenti, ricordandosi di offrire spesso acqua
- premiare l’impegno più del risultato
- lavorare sul riconoscere e gestire le emozioni
- evitare continue critiche, perché rischiano di compromettere l’autostima
Sto cercando di mettere in pratica questi piccoli accorgimenti ogni giorno. Non sempre ci riesco. A volte perdo la pazienza. A volte mi arrabbio. Spesso mi sento in colpa. Sbaglio atteggiamento. Ma credo che anche questo faccia parte dell’essere genitori.
Sicuramente accompagnare un bambino che presenta caratteristiche riconducibili all’ADHD, o che sta affrontando un percorso di valutazione, non è semplice. Richiede tempo, pazienza e la voglia di mettersi continuamente in discussione.
Non esiste un manuale perfetto: si impara un passo alla volta, ascoltando i professionisti, osservando il proprio bambino e cercando, ogni giorno, di comprenderlo un po’ di più.
Curiosità
Il bambino con ADHD può avere un “senso del tempo” diverso.
Per molti bambini con ADHD il tempo non viene percepito in modo lineare come accade agli altri. Possono fare molta fatica a immaginare il futuro, a valutare quanto tempo manca a un evento o a rendersi conto di quanto tempo è già passato.
Questa difficoltà è legata alle funzioni esecutive, cioè a quelle capacità del cervello che aiutano a organizzare, pianificare e gestire il comportamento nel tempo. Spesso il bambino ha bisogno di aiuti esterni per rendere visibile il tempo, attraverso routine, calendari, timer, promemoria e riferimenti concreti.
ADHD e attività e sport che possono aiutare
I bambini ADHD hanno un enorme bisogno di movimento per incanalare tutta la loro esplosiva energia. Molti specialisti consigliano attività che permettono ai bambini di scaricare energia e, allo stesso tempo, migliorare concentrazione e coordinazione.
Tra le attività più consigliate ci sono:
- nuoto
- passeggiate nella natura
- gite in bicicletta
- arti marziali
- arrampicata
- danza
Naturalmente non esiste lo sport perfetto: quello giusto è quello che appassiona di più il bambino.
Anche attività come musica, pittura, costruzioni LEGO, giochi di ruolo, giochi di movimento quali Wii o Motion Sensor Games possono aiutare ad allenare attenzione, creatività e gestione delle emozioni.
ADHD nella mia famiglia
Questo percorso mi sta facendo riflettere su molti aspetti della relazione con mia figlia: su come viviamo il nostro tempo insieme, sulla mia disponibilità, sulla mia capacità di accogliere le difficoltà che emergono ogni giorno. E, soprattutto, mi sta aiutando a cambiare prospettiva.
Ho capito che mia figlia non ha bisogno di essere confrontata con gli altri bambini. Ha bisogno che il suo modo di vedere il mondo venga compreso, accolto e rispettato. Ha bisogno di sentirsi amata anche nei giorni più difficili.
E di giorni difficili ce ne sono tanti.
Ha bisogno di sapere che il suo valore non si misura da quanto a lungo riesce a giocare con lo stesso gioco, da quanto tempo riesce a restare seduta composta a scuola o da quante parole, a volte confuse, aggrovigliate e inarrestabili, escono dalla sua bocca senza trovare una pausa.
Il suo valore è molto più grande di tutto questo.
È nel suo sorriso quando riesce a leggere e capire davvero una parola. Nella sua fantasia che trasforma ogni oggetto in un’avventura. Nella sensibilità con cui percepisce le emozioni degli altri. Nella sua capacità di stupirmi ogni giorno, anche quando io faccio fatica a starle dietro.
Qualunque sarà l’esito della valutazione, lei resterà sempre la stessa bambina: quella che a volte mi fa perdere la pazienza, che riesce a farmi impazzire, ma di cui non farei mai a meno.
Letture consigliate
- Prendersi cura di bambini con ADHD: Consigli e strategie per affrontare quotidianità e scuola è una guida pratica che aiuta i genitori a comprendere l’ADHD e offre strategie concrete per gestire i comportamenti quotidiani, favorendo il benessere del bambino e dell’intera famiglia.
- Bambini con ADHD: Guida pratica per i genitori ffre strategie pratiche per affrontare le sfide quotidiane, migliorando la relazione con il proprio bambino e valorizzandone le potenzialità. L’autrice dedica particolare attenzione al ruolo del parent training e alla collaborazione tra famiglia e scuola.
- ADHD spiegato ai bambini è un libro illustrato che aiuta i bambini a capire cos’è l’ADHD, perché il loro cervello può essere più veloce o faticare a fermarsi, e offre parole per raccontare le proprie emozioni e difficoltà.
- Storie per Bambini con ADHD: Viaggio nell’Energia Inesauribile è una raccolta di racconti pensata per aiutare i bambini con ADHD a comprendere e valorizzare il proprio modo di essere. Attraverso storie coinvolgenti, il libro accompagna i piccoli lettori alla scoperta delle proprie emozioni, favorendo concentrazione, autostima e consapevolezza delle proprie unicità.
