Adozione e disabilità a scuola: quando l’inclusione viene a mancare
La mia esperienza di madre adottiva, di come la scuola abbia provato ad escludere mia figlia disabile, mostrando ipocrisia sull’inclusione, mancanza di ascolto.
La mia esperienza di madre adottiva, di come la scuola abbia provato ad escludere mia figlia disabile, mostrando ipocrisia sull’inclusione, mancanza di ascolto.
Nell’adozione scopro che identità e affetti non si cancellano: si intrecciano per sempre, diventando parte viva della nostra storia.
Non sono una mamma speciale: nell’adozione vivo amore, fatica e pregiudizi. La genitorialità adottiva è reale, non eroica.
Ho letto il romanzo di Luciana Littizzetto: un racconto sincero e ironico del suo percorso di madre affidataria, tra sfide, amore profondo e crescita.
Leggere ai bambini anche pochi minuti ogni giorno non è solo un passatempo: costruisce legami profondi, fiducia reciproca e ricordi che durano tutta la vita.
Ho riscoperto il valore del non fare nulla: fermarsi davvero nutre il benessere emotivo, libera la mente e crea spazio per emozioni profonde e chiarezza.
Capisco che non è solo disordine: l’accumulo racconta paure, affetti e significati emotivi profondi, e lasciare spazio vuol dire fare pace con noi stessi.
Il ritorno a scuola porta stress, aspettative e bisogni emotivi nei miei figli: ascolto, spazio e calma aiutano davvero ad affrontarlo insieme.
Durante la Befana succede che la magia della festa può anche spaventare: stress, ansia e insicurezze nei bambini richiedono ascolto e rassicurazione.
Ho imparato che premere il mio tasto RESET emotivo significa trovare calma dentro di me, riflettere e nutrire con serenità il rapporto con i miei figli.