Oggi ricomincia la scuola dopo le vacanze di Natale. Per molti bambini è semplicemente una routine che riparte. Per mia figlia, che ha una disabilità , è invece un momento che porta con sé ansia, fatica e grandi emozioni.
E, lo ammetto, anche per me non è semplice.
Il rientro a scuola per lei è complesso: nuovi ritmi, richieste, rumori, aspettative. Tutto diventa più intenso, più difficile da gestire. Le giornate si riempiono di emozioni ingestibili che si manifestano con aggressività , difficoltà a seguire le lezioni, fughe dalla classe, crisi di rabbia.
So che da fuori può sembrare solo cattivo comportamento, o peggio ancora una bambina cattiva. Ma da dentro, per lei, è fatica pura. È un grido di aiuto che spesso non trova le parole giuste per essere ascoltato.
Da mamma provo ansia perché so che mia figlia fa del suo meglio, ma so anche che non sempre viene capita o gestita nel modo giusto. E quando arrivano le lamentele dalla scuola, il senso di solitudine aumenta.
La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro per tutti i bambini, anche per quelli che fanno più rumore con la loro fatica. E dovrebbe esserlo anche per i genitori, che ogni giorno cercano di tenere insieme amore, preoccupazioni e speranza.
La scuola dovrebbe essere un luogo in cui nessun bambino si senta sbagliato. E nessun genitore si senta solo mentre cerca di difendere il diritto del proprio figlio a essere compreso, incluso e valorizzato.
Oggi si riparte. Con tanta ansia. Con tanta stanchezza. Ma anche con la speranza che l’inclusione non sia solo una parola scritta sui documenti, ma un gesto quotidiano fatto di ascolto, pazienza e tanta umanità .
