Disabilità invisibili e cordoncino con i girasoli: significato e utilizzo

tavolo ricolmo di cordoncini con i girasoli per le disabilità invisibili

Mi capita spesso di parlare con la famiglia di affido di mio figlio. Abbiamo formato un forte legame, ed anche se loro sono in Inghilterra, ci sentiamo spesso, parliamo degli ultimi avvenimenti e ci scambiamo fotografie. E così è stato anche per Natale, quando mi raccontavano di essere stati all’estero per le vacanze e di avere indossato il Cordoncino con i Girasoli per facilitare le code e le attese all’aeroporto. Non ho fatto domande, non mi sono soffermata sul significato del cordoncino con i girasoli, e non ci ho più pensato.

Poi qualche giorno fa mi è capitato di sentirne parlare da un’associazione per disabili, e così ho iniziato a leggere, informarmi, e cercato di capirne di più. E inevitabilmente ho pensato a mia figlia, e a chiedermi se il Cordoncino con i Girasoli potesse in qualche maniera esserle di aiuto.

Ho scoperto che il Cordoncino con i Girasoli è un semplice laccetto verde con disegnato dei girasoli gialli, tipo quelli che si mettono al collo per contenere tessere di riconoscimento. Questa idea del Cordoncino con i Girasoli è nata nel 2016 nel Regno Unito all’aeroporto di Gatwick, e fa parte di un progetto chiamato Hidden Disabilities Sunflower. Forse è per questo motivo che la famiglia di affido di mio figlio è da tempo che lo usa.

L’idea è semplice: chi lo indossa comunica in modo discreto di avere una disabilità invisibile e che potrebbe aver bisogno di più tempo, pazienza o supporto. Un chiaro messaggio che non ha bisogno di essere spiegato ogni volta.

Io sono mamma adottiva di due bambini, uno dei quali vive con una disabilità invisibile. Invisibile: una parola che dice tutto e dice niente. Perché invisibile non significa leggera. Non significa semplice. Non significa che non esista. Significa solo che non si vede. La disabilità invisibile è quella che non arriva con un segno riconoscibile. Non c’è una sedia a rotelle, non c’è un gesso, neppure un bastone da cammino. Non c’è nulla che faccia scattare automaticamente negli altri un atteggiamento di comprensione.

Eppure c’è una fatica che può essere altrettanto enorme: difficoltà sensoriali, tempi di elaborazione più lunghi, crisi improvvise, ansia, rigidità, stanchezza che arriva senza preavviso. Comportamenti che per molti sembrano solo capricci, maleducazione, esagerazione, ma che invece sono bisogni reali, e travolgenti.

E così mi ritrovo a dover spiegare. A giustificare un urlo arrabbiato, un rifiuto improvviso, un bisogno di uscire prima da un luogo troppo rumoroso. Mi ritrovo a sentire addosso gli occhi degli altri, le frasi sussurrate, i giudizi veloci e superficiali. E mia figlia, che sta già facendo uno sforzo immenso anche solo per essere lì, deve anche sostenere il peso dell’incomprensione.

Quando ho sentito parlare del Cordoncino con i Girasoli, la prima reazione è stata di positiva sorpresa, una bella iniziativa. Perché sì, l’idea di non dover raccontare ogni volta pezzi di vita privata a perfetti sconosciuti ha qualcosa di attraente e liberatorio. L’idea che qualcuno, vedendo quel simbolo, possa scegliere di abbassare il tono di voce, rallentare, aspettare qualche secondo in più… mi è sembrata quasi rivoluzionaria.

Eppure, subito dopo, sono arrivati anche i dubbi. 

Come si sentirebbe mia figlia ad indossarlo. Lo vivrebbe come un aiuto o come un’etichetta? Si sentirebbe protetta o esposta? Perché se è vero che il cordoncino non dice quale sia la diagnosi, è anche vero che dice che qualcosa c’è, anche se non si vede. E non tutti gli sguardi sono gentili. Non tutti sono pronti a capire ed accettare.

Mi chiedo anche quanto il Cordoncino con i Girasoli sia conosciuto davvero, soprattutto in Italia. Il sito Hidden Disabilities Sunflower al momento è stato tradotto in lingue di parecchi paesi, ma non in italiano. Magari solo una questione di tempo, ma se lo indossassi e nessuno sapesse cosa significa, dovrei comunque spiegare, forse addirittura dare più spiegazioni. E allora servirebbe davvero? 

La verità è che non ho una risposta definitiva. So solo che scoprire l’esistenza del Cordoncino con i Girasoli mi ha ricordato che esiste una rete silenziosa di famiglie, di persone, di bambini che vivono la stessa fatica quotidiana: quella di spiegare l’invisibile. Non so se un giorno decideremo di provarlo, oppure se continueremo a fare quello che già facciamo: prepararci prima di entrare in un posto nuovo, avere un piano B, uscire se serve, respirare profondamente e andare avanti. Sempre e comunque.

Il Cordoncino con i Girasoli non è una bacchetta magica. Non risolve le difficoltà. Ma, se riconosciuto, può aprire uno spazio di respiro. E a volte, per un bambino che sta già lottando per stare al passo con il mondo, quello spazio può fare la differenza.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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