Anche un solo bicchiere può fare la differenza: riflessioni di una mamma adottiva su di un tema ancora poco discusso in Italia

Donna incinta ad una festa di compleanno che rifiuta un bicchiere di vino

Ci sono temi che non restano in superficie. Ti entrano nel cuore, trovano un posto importante dentro di te e cambiano il modo in cui guardi il mondo.

Da mamma adottiva, non ho vissuto una gravidanza, non ho frequentato corsi preparto e, a dire il vero, non so con precisione cosa consigliano oggi medici e ginecologi alle donne in attesa.

Quello che ho avuto, però, è stato il tempo. Tempo per ascoltare, confrontarmi con altre famiglie adottive, parlare con specialisti e formatori durante il mio percorso pre-adottivo.

E c’è un tema che ritorna sempre, e che non si può ignorare: l’impatto dell’alcol in gravidanza sulla vita dei bambini. Non solo alla nascita, nei primi mesi o anni, ma su tutta la loro crescita e vita futura.

Una frase, più di tutte, mi è rimasta addosso. Quasi un mantra: non esiste una quantità sicura di alcol in gravidanza. Nemmeno un bicchiere. Anche una sola esposizione può influenzare lo sviluppo del cervello e del corpo di un bambino, lasciando segni che possono accompagnarlo per tutta la vita.

Secondo i dati ANSA del 2025, ogni anno nel mondo nascono circa 120.000 bambini con disturbi legati all’esposizione prenatale all’alcol. In Italia sono quasi 2.500 i nuovi casi di FASD (Spettro dei Disturbi Feto-Alcolici).

Numeri che fanno male, perché dietro ogni cifra c’è una storia, un bambino, una famiglia. Ogni numero rappresenta una quotidianità segnata da difficoltà di attenzione, apprendimento, memoria, linguaggio e relazioni.

Non si tratta di assegnare colpe. Si tratta di diffondere consapevolezza. Di parlare di ciò che può davvero cambiare il futuro di un bambino.

Quante volte, guardando film o serie TV, ho visto donne incinte concedersi un bicchierino celebrativo, o ho sentito amici dire con leggerezza che un bicchiere non fa male!

La verità è che ogni bicchiere può avere un impatto reale e duraturo: quello al compleanno, quello al brindisi di Capodanno, quello all’anniversario. Piccoli gesti che nessuno associa al loro potenziale effetto, ma che possono segnare la vita di un bambino per sempre.

Leggendo, parlando con esperti e ascoltando storie reali, ho capito che l’unico quantitativo sicuro di alcol durante la gravidanza è zero. Questo vale sia quando si aspetta un bambino, sia quando si sta pensando di concepirne uno.

Come mamma, ciò che mi colpisce di più è che in Italia se ne parla troppo poco. Non lo si discute tra amiche, nei consultori, o nelle conversazioni quotidiane. Eppure, parlarne potrebbe fare una differenza enorme nella vita di tanti bambini e tante famiglie.

Forse questo silenzio nasce dal fatto che l’alcol è profondamente intrecciato alla nostra cultura: ai pranzi di famiglia, agli aperitivi, ai momenti di festa. Forse perché parlarne mette a disagio, sembra scomodo o giudicante. Forse non si comprende l’impatto reale e duraturo che può avere.

Eppure, la consapevolezza è il primo passo verso la prevenzione. Prevenzione non è giudizio: è rispetto, cura, amore.

Io non posso sapere cosa significhi essere incinta, ma posso osservare, ascoltare, testimoniare. Ogni volta che penso a queste informazioni, mi torna in mente un pensiero semplice quanto vero: una scelta consapevole oggi può cambiare una vita domani.

Voglio che sempre più persone, future mamme, papà, amici, famiglie, comunità, ascoltino questo messaggio. Non per colpa, non per giudizio. Per cura e prevenzione.

Parlare di alcol in gravidanza non è un tabù da evitare. È un messaggio che può significare un futuro più sereno, sano e protetto per chi verrà.

RISORSE

Anche se ancora poco conosciuti, in Italia stanno emergendo sempre più materiali e iniziative dedicate a informare famiglie, operatori e future famiglie su questo tema. 

Ecco alcuni che vi consiglio:

Il Ministero della Salute ha pubblicato materiali informativi per comprendere meglio gli effetti dell’alcol in gravidanza e la prevenzione dei disturbi legati all’esposizione prenatale all’alcol, con indicazioni utili anche su come distinguere tra possibili segnali e altre condizioni comportamentali nei bambini.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) promuove campagne di sensibilizzazione e progetti per monitorare il consumo di alcol in gravidanza e diffondere informazioni chiare e accessibili per famiglie e operatori, con la parola d’ordine “zero alcol in gravidanza”.

Ogni anno, il 9 settembre si celebra la Giornata internazionale di sensibilizzazione sui Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico (FASD), proprio per dare voce a un tema che troppo spesso resta nell’ombra.

Oltre alle risorse istituzionali, esistono gruppi di supporto online e comunità di genitori dove si può trovare confronto, storie vere e suggerimenti pratici. Un gruppo che io seguo su FB e che mi sento di consigliare è Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe.

Infine, per che conosce l’inglese, suggerisco con tutto il cuore questo sito Fasd.me. Conosco le persone che hanno contribuito a creare Fasd.me e questo sito mi sta davvero a cuore. È una piattaforma chiara e accessibile dedicata a chi vive con lo Spettro dei Disturbi Feto-Alcolici (FASD), ricca di risorse, attività e storie pensate per informare, supportare e far sentire meno soli chi affronta questa esperienza.

Categorie: Blog
Guia

Scritta da:Guia Tutti gli articoli dell'autore

Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono indicati con un *