Come spiegare l’adozione a un bambino: parole, dubbi e verità difficili

Mamma accovacciata con due figlie a conversare con volto dolce e interessato.

Ci sono conversazioni che non si possono preparare davvero. Conversazioni a cui si pensa mille volte, si immaginano le parole giuste, prepara il tono di voce, e poi quando arriva il momento ti accorgi che non esiste la risposta perfetta, la frase giusta.

Spiegare l’adozione a un bambino è una di quelle conversazioni.

Puoi ascoltare questo articolo sul mio podcast:

Io ci sono passata. Con entrambi i figli. E non è stato un percorso lineare: è stato fatto di tentativi, di parole cercate, di momenti riusciti e altri meno. Non sempre è stato semplice, e non sempre è stato perfetto.

All’inizio pensavo che ci sarebbe stato il momento giusto, un’occasione programmata, un momento da ricordare, fatta di parole giuste, sguardi indimenticabili e pianti liberatori.

In realtà non è andata così. 

Questa è una conversazione che non succede una volta sola. Succede tante volte. Arriva mentre sei in macchina. In fila al supermercato. Durante la storia della buonanotte. Sempre quando non te lo aspetti, hai fretta o sei impegnata a fare altro.

E ogni volta ti ritrovi lì, a cercare di capire cosa dire. Come dirlo. Se dirlo. A cercare di ricordare le parole più adatte, quelle che ti eri preparata così bene, e che in quel momento non ricordi più.

Una delle paure più grandi, per me, è sempre quella di ferire. Di dire qualcosa di troppo. O troppo poco. Di sbagliato.

All’inizio stavo attenta. Misuravo le parole. Giravo attorno ai fatti scegliendo con cura quali presentare e come. Poi però una cosa importante l’ho capita: non sono le parole perfette che servono. Serve la verità. Una verità a misura di bambino, che può accettare e fare sua.

Non bisogna raccontare tutto subito. Non serve spiegare ogni dettaglio fin dalla prima conversazione. Poche informazioni. Vere. Chiare.

Sembra semplice detto così. Ma nella realtà poi arrivano le domande. Quelle che ti colgono impreparata, quelle che a volte ti fanno male. Quelle che un po’ temi.

Perché non mi hanno voluto? Non mi volevano bene? Si sono dimenticati di me? È stata colpa mia?

Sono domande che feriscono anche noi genitori. Non tanto per la domanda in sé, ma per tutto il dolore che portano con sé. E quel dolore non possiamo toglierlo ai nostri figli. Possiamo solo restare lì, con loro, accogliendolo, tenendolo per mano, cercando di renderlo un po’ meno faticoso e sopportabile. Anche quando restiamo semplicemente vicini a loro in silenzio perché non sappiamo bene cosa dire, o cosa aggiungere. Perché a volte le parole sembrano non bastare, o addirittura risultare superflue.

Se ripenso agli errori che ho fatto, ce n’è uno più grande degli altri. Ho creduto di dover proteggere i miei figli. Sempre. E così ho evitato, rimandato, addolcito troppo. Ma la verità è che i bambini sentono tutto: magari non comprendono ogni cosa, ma sentono. Percepiscono. E se noi adulti non offriamo parole, loro riempiono i vuoti da soli, spesso nel modo più duro e crudele per loro stessi.

Ed è anche per questo che queste conversazioni diventano così importanti. Sono conversazioni imperfette, in cui una volta trovi le parole giuste e quella dopo inciampi in una frase uscita male. Ma sono conversazioni necessarie.

E alla fine, ciò che conta davvero non sono le conversazioni perfette o indimenticabili. Non è sempre dire la cosa giusta, non sbagliare mai o riuscire a fare tutto alla perfezione.

È esserci. Sempre. Anche nei momenti più difficili, anche dentro le conversazioni più complicate. Perché, oltre alle parole, sarà la nostra presenza ciò che i nostri figli ricorderanno.

E sapranno che, anche nei momenti più fragili, non li abbiamo lasciati soli.

copertina del libro la principessa caterina

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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