Adozioni internazionali: come scegliere l’Ente giusto ed evitare errori comuni

Palo con destinazioni di paesi dove si può adottare
Oggi ospite: Marco Fabbretti, papà adottivo e autore.

Durante il percorso di adozione internazionale, arriva per molte coppie il momento di scegliere l’Ente a cui affidarsi. Spesso vedo coppie perplesse, indecise, piene di dubbi e confuse su come prendere una decisione così importante.

Da dove si comincia? Qual è l’ente giusto? Come capire chi è davvero affidabile?

La mia esperienza di adozione è stata diversa: non ho mai utilizzato un Ente, quindi posso solo immaginare quanto questa scelta possa essere complessa, carica di ansia e di responsabilità. Per questo ho chiamato rinforzi.

Oggi ospito il contributo prezioso di Marco, papà adottivo e autore del libro Manuale semi-serio di sopravvivenza per il genitore adottivo. Marco ha vissuto in prima persona le sfide, le attese e le incertezze del percorso adottivo, e oggi condivide consigli concreti per chi si trova a dover scegliere l’Ente giusto senza perdere la testa.


Come scegliere l’Ente per l’adozione internazionale (senza perdere la testa)

Marco Fabbretti

Esci dalla segreteria del Tribunale con il foglio in mano e già stai aprendo Google. È umano. È comprensibile. È, quasi certamente, il primo errore.

Perché nel momento in cui digiti “Enti Adozione Internazionale” entri in una giungla dove ogni albero ha un cartello con scritto fidati di me. Promesse di tempi certi, paesi aperti, percorsi sereni. Frasi che stringono il cuore e numeri che — se li guardi bene — non tornano mai del tutto.

Ci sono passato. E ho imparato alcune cose a caro prezzo.

Il primo errore: cercare l’Ente giusto

Tutti cercano l’Ente perfetto. Strutturato, empatico, veloce, presente, economico, internazionale ma allo stesso tempo locale, grande ma anche familiare.

Esiste?

Forse. Ma non è questa la domanda giusta.

La domanda giusta è: in quale paese voglio adottare?

Perché nessun Ente — per quanto bravo, motivato, ben organizzato — ha potere sulle politiche interne di un paese straniero. I tempi dipendono da quella legislazione, da quella burocrazia, da quella politica. Quando un paese decide di rallentare le adozioni internazionali, o di sospenderle, o di cambiar le regole in corsa, l’Ente non può farci nulla. Può accompagnarti, può assisterti, può tenerti la mano durante l’attesa — ma non può aprire una porta che un governo straniero ha deciso di chiudere.

L’Ente è il tuo accompagnatore nel percorso, non il macchinista del treno. E se il treno non parte, non è colpa di chi ti ha aiutato a salire.

Per questo la scelta del paese viene prima di tutto. Non come sfondo, non come dettaglio logistico, ma come vera e propria bussola. È il paese che determina i tempi reali, le probabilità reali, le condizioni reali dell’adozione. L’Ente viene dopo: lo scegli in funzione di quanta esperienza ha in quel paese specifico, di quante adozioni ha concluso , di quanto conosce quella burocrazia, quelle istituzioni, quella cultura.

Un Ente che opera in venti paesi, ma ne conosce nessuno a fondo, vale meno di uno che ne segue tre con competenza vera.

I numeri che nessuno ti dice di guardare

Sul sito della CAI — la Commissione per le Adozioni Internazionali — trovi qualcosa di prezioso e sottovalutato: i dati reali sulle adozioni concluse, paese per paese, anno per anno.

Sono numeri freddi. Proprio per questo sono onesti.

Prima di fissare qualsiasi appuntamento con qualsiasi Ente, passa un’ora su quel sito. Capirai quali paesi hanno un percorso stabile, quali hanno numeri in calo, quali sono “aperti” solo sulla carta. Capirai, soprattutto, dove stai mettendo i piedi — e non sulla base di quello che ti dice chi ha interesse a dirtelo.

Confronta i dati degli ultimi tre o quattro anni. Un paese con numeri costanti è un paese con un sistema che funziona. Un paese con numeri in picchiata è un paese che sta cambiando qualcosa — e quel qualcosa potrebbe riguardare anche te.

La domanda che non ho fatto

Agli incontri informativi degli Enti ci si prepara. Si studiano le domande giuste, quelle intelligenti, quelle che dimostrano che hai già capito qualcosa.

C’è una domanda però che non ho fatto, e che avrei dovuto fare fin dal primo appuntamento.

“Lei ha mai adottato un bambino?”

Non è una domanda scortese. È la domanda più onesta del mondo. Perché chi ha vissuto quel percorso — l’attesa, il vuoto, la burocrazia, l’abbinamento — parla una lingua diversa. Non migliore, necessariamente. Diversa. E quella differenza, in certi momenti, conta.

Cosa portare a casa

Nessun Ente ti salverà da un paese bloccato. Nessuna promessa sostituisce un dato verificabile. E nessun corso di preparazione vale quanto una conversazione con qualcuno che c’è già passato — davvero.

Scegli il paese. Studia i numeri. Fai le domande scomode.

Il resto è rumore.


Grazie Marco Fabbretti per il prezioso contributo.
Categorie: Ospiti
Marco

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Marco Fabbretti è un papà adottivo, autore e atleta di endurance. Insieme a sua moglie Virginia ha intrapreso il percorso dell’adozione, incontrando nel 2024 i figli Steve e Martin. Le loro avventure hanno ispirato il suo libro Manuale semi-serio di sopravvivenza per il genitore adottivo, una storia che unisce ironia, resilienza e tanto cuore. Puoi raggiungerlo su Facebook e leggere altri suoi contributi a questo blog..

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