Adozione, origini e identità: raccontare ai bambini adottati della famiglia biologica

Immagine tratta dalla storia illustrata: La Principessa Canterina

Ci sono domande che nascono nel silenzio, magari mentre i miei figli giocano sul tappeto, oppure poco prima di dormire, o mentre stiamo tornando da scuola.

Sono domande che non arrivano mai per caso, e che non chiedono solo risposte. Chiedono soprattutto presenza, ascolto e verità.

Da dove vengo? Perché non sono nato nella tua pancia? Chi è la mia prima mamma?

Parlare di famiglia biologica con i bambini adottati non è mai semplice. Almeno, non lo è per me con i miei figli. È un equilibrio sottile tra verità e protezione, tra rispetto e chiarezza. 

Ogni volta che queste domande emergono, so che non stanno cercando spiegazioni perfette o frasi giuste. Stanno cercando parole da custodire, parole che non facciano male oggi, e che non diventino ferite domani. Parole alle quali ripensare nel tempo, perché ciò che diciamo ai nostri figli oggi diventa parte della loro voce interiore.

Parlare delle loro origini è un atto di rispetto verso il loro vissuto e la loro identità: ogni bambino ha diritto alla propria storia, raccontata con sensibilità, con delicatezza, con onestà e senza giudizi.

Spesso noi genitori adottivi temiamo che dire la verità possa fare male. In realtà, ciò che fa più male è il silenzio, o quello che non viene detto. I bambini immaginano, riempiono i vuoti, spesso accollandosi colpe e responsabilità.

Nel raccontare la famiglia biologica ai miei figli, ho scelto di non parlare di colpe, né di mancanza d’amore, neppure di assenza.  Ho scelto di descrivere i genitori biologici con dei grossi fardelli sulle spalle. 

Ed è questa stessa immagine che ho incluso nella mia storia illustrata La Principessa Canterina e la Valigia Piena di Ricordi.

Ci sono adulti che camminano nella vita con pesi enormi sulle spalle. Pesi che stancano, che piegano, che tolgono il respiro. Fardelli fatti di dolore, paura, solitudine, povertà, droga, violenza, e storie troppo difficili da reggere.

A volte questi fardelli sono così pesanti che non permettono di fare la cosa più importante: prendersi cura dei propri  bambini. Non perché manchi l’amore, ma perché, quando si è troppo stanchi per reggerlo, l’amore non basta.

In questa narrazione non ci sono colpevoli, né eroi. C’è la complessità della vita, spiegata con immagini e parole che un bambino può comprendere, senza dover sentirsi appesantito da scelte che non gli appartengono.

Credo che raccontare l’adozione ai bambini significhi anche questo: restituire dignità a tutte le famiglie coinvolte. Quella biologica, quella adottiva, e quell’idea di famiglia che i bambini formano dentro di sé.

La Principessa Canterina e la Valigia Piena di Ricordi nasce dal mio desiderio di offrire uno strumento per aprire conversazioni difficili con dolcezza, lasciando spazio alle domande, alle emozioni e al tempo. 

Scrivere questa storia è stato il mio modo di dire ai miei figli, e a tutti i bambini adottati, una cosa semplice, ma importante: la vostra storia non inizia con una mancanza, ma con una complessità che non vi appartiene.

Sono certa che i bambini possano ascoltare verità grandi, se vengono raccontate con amore e rispetto, e che parlare delle origini non spezzi i rapporti, anzi li rafforzi.

copertina del libro la principessa caterina

Trovi la mia storia illustrata La Principessa Canterina e la Valigia Piena di Ricordi su Amazon. Il libro racconta la storia di una bambina adottata e la sua valigia di ricordi, fatta di gioie e difficoltà, che diventano parte di nuovi inizi. Con parole semplici e immagini evocative, il libro aiuta bambini ad accogliere il passato con amore.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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