Il mio sfogo: quando il peso invisibile delle responsabilità diventa troppo

Oggi sono arrabbiata. Esasperata. Stufa. Oggi sono stanca.

Stanca di entrare al supermercato e trovare i carrelli pieni dell’immondizia degli altri, come se tanto qualcun altro pulirà.

Stanca di arrivare puntuale a un appuntamento e aspettare mezz’ora, chiedendomi perché il tempo degli altri sembri sempre valere più del mio. Stanca delle telefonate dei call-center che interrompono le mie attività, provando a vendermi qualcosa che non mi serve e che non ho chiesto.

Sono stanca delle persone che sentono il bisogno di dirmi che a loro i tatuaggi non piacciono. Soprattutto i miei. Che mi spiegano, con aria sapiente, che invecchierò e lo faranno anche i miei tatuaggi, fino a diventare come macchie di caffè su una tovaglia. Come se già non lo sapessi. Come se già non avessi preso in considerazione la cosa. Come se il tempo che passa fosse una mia colpa.

Sono stanca di sorridere per educazione a chi non mi piace. Stanca di dover piacere. Stanca di dover dire sempre di sì per non disturbare, per non deludere, per non sembrare difficile. Stanca di sentirmi chiedere di essere più flessibile, più accomodante, più disponibile.

Sono stanca di dover scegliere quali battaglie combattere, perché combatterle tutte sarebbero troppe, e perdermi sarebbe un attimo.

Stanca di chi mi dice che esagero a preoccuparmi per mia figlia, che tanto crescendo cambierà. Che fra qualche anno sarà tutto risolto, come se la disabilità potesse svanire nel nulla da un momento all’altro.

Sono stanca della tavoletta del bagno alzata, degli schizzi d’acqua sul pavimento dopo la doccia, dei letti disfatti, della polvere sui mobili che ritorna sempre, come a prendersi gioco di me.

Stanca delle piccole cose che sembrano banali, ma che sommate diventano un peso gigante che grava sulle spalle come un macigno.

Sono stanca di non riuscire a spiegare a mio figlio che la preadolescenza è dura, che fa male, che confonde. Che non è lui il problema. Che serve solo un po’ di coraggio… e tanta ironia. E che poi comunque arriverà l’adolescenza, e quella sì che sarà un gran casino.

Sono stanca di dover rimanere sempre in piedi, perché da seduti si va poco lontani. Stanca di essere forte, anche quando vorrei solo appoggiarmi e lasciar correre.

Ma dentro tutta questa stanchezza, ogni tanto riconosco anche qualcos’altro: la prova che sono viva, che sento, che so ancora indignarmi e amare con una forza capace di spingermi avanti.

E allora forse domani mi concederò di essere meno gentile con chi non lo merita. Forse dirò qualche NO! in più, anche se farà storcere qualche naso. Forse lascerò perdere qualche piccola battaglia per conservare energia per quelle che contano davvero.

Magari, forse, dovrei prendermi una pausa. Una vacanza. Di quelle vere, però. Una vacanza in cui nessuno mi chiede nulla, nemmeno come sto. Non quelle in cui vai al mare con le stesse responsabilità infilate in valigia, insieme ai pensieri, alle aspettative e ai sensi di colpa. Si perché, a ben vedere, finisce che le vacanze sono spesso più faticose della quotidianità.

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Guia

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Autrice e mamma adottiva. Sul suo blog di adozione, Guia condivide la sua esperienza di mamma adottiva, raccontando storie di adozione, emozioni, riflessioni e consigli pratici per genitori adottivi, famiglie e lettori interessati a adozione, genitorialità adottiva, inclusione e crescita familiare.

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