I miei due figli sono stati adottati dall’Inghilterra e, anche se oggi viviamo in Italia, un pezzettino di UK continua a vivere con noi.
La più piccola ha vissuto in Inghilterra solo due anni, per di più durante il Covid, e non si sente per niente inglese. Zero nostalgia, senza accento, nessun ricordo preciso nella sua memoria.
Il grande, invece, è tutta un’altra storia. I suoi primi cinque anni li ha vissuti lì: asilo, squadra di rugby, nuoto, amichetti, vita sociale… e tutto solo in inglese. Ancora oggi, dopo sei anni dal rientro in Italia, ha l’accento inglese e, soprattutto, si sente inglese. E ne è molto orgoglioso.
E così abbiamo deciso che, per rispetto delle sue origini, della sua cultura e della sua identità, l’Inghilterra a casa nostra occupa un posto importante e speciale. Certo, anche i vent’anni che io e mio marito abbiamo trascorso in Inghilterra pesano!
La TV è sempre in inglese, spesso parliamo inglese con lui e la maggior parte dei libri sugli scaffali è in inglese.
Una volta a settimana il pranzo è fish & chips. Ammetto che l’impanatura con la birra tipicamente inglese a me proprio non riesce. Quindi spesso lo compro già fatto, ma a tavola quello che conta è il sorriso soddisfatto di mio figlio.
Ultimamente abbiamo aggiunto anche la colazione inglese una domenica al mese: la mitica fry-up con bacon, uova, fagioli, succo di frutta e tutto il resto. Di quelle colazioni che ti bastano per pranzo, merenda e, a volte, anche per cena!
Ma il momento più divertente in assoluto arriva durante i mondiali di calcio. In casa nostra si tifa Inghilterra. Sì, Inghilterra! Che poi, ad essere onesti, ultimamente è stata anche molto più promettente dell’Italia.
Magliette ufficiali, cori cantati a squarciagola e trasformazione temporanea dei miei figli in piccoli hooligans, rigorosamente sul divano, felici e orgogliosi di tifare la loro squadra.
Per me e mio marito è importante supportare questo lato dell’identità di mio figlio. Aiutarlo a capire che ciò che è importante per lui lo è anche per noi. E ricordare, ogni giorno, che siamo una famiglia costruita intrecciando abitudini, storie e culture diverse.
Ed è proprio questo mix, un po’ italiano e un po’ inglese, a definire la nostra identità familiare e il nostro stare insieme.
